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— Lettura lampo

Genere: Prose Libere

Uno dei problemi seri, serissimi, di questi ultimi decenni è quello circa la pornografia e la mercificazione dei corpi, a favore di uno sterile intrattenimento.

Niente ha a che fare con il più nobile, a confronto ovviamente, impiego della prostituzione. Il mestiere più antico del mondo andrebbe più attentamente discusso e dibattuto, ma in un altro contesto concettuale. Nonostante questo, “porno” nell’etimo è un sinonimo di prostituzione, ma il distinguo fondamentale nel discorso è l’incorporeità del desiderio, che rende più pericolosa l’evoluzione nel concetto stesso di mercificazione.

In un’epoca in cui tutto è di dominio assoluto del mercato, il porno si inserisce a gamba tesa, con l’idea di essere un fornitore di intrattenimento, alla pari del cinema o dello streaming su piattaforme. Ma la degenerazione, con il meccanismo capitalistico di produzione di materiale, sta nell’effetto mentale-erotico-mediatico. E l’impennata preoccupante di femminicidi, molestie, violenze in tutte le fasce d’età, a carattere psicologico-maniacale è causata da quel momento in cui i soggetti lontani dall’idea di fare del porno la loro vita, decidono di sovvertirla per dedicarvisi.

Il porno esteso dai set alle stanze da letto di tutto il mondo, dall’élite delle attrici-atlete selezionate, alla ragazza-donna annoiata e squattrinata (o meno), crea un forte disagio a determinati equilibri legati all’ambito dell’eros di chi subisce il tempo, il mondo e l’avvenire formato da: insicurezze della ragazza in fase di crescita o maturazione, la quale vedrà il modello rappresentativo del suo genere come quello che i media fanno apparire, e da qui disforie, crisi e debolezze legate al fisico e alla sessualità; insicurezze dei ragazzi in quanto vittime e carnefici allo stesso tempo del pregiudizio che ammanta loro della “virtù” d’essere il centro di gravità rispetto alla donna.

Dal momento che la donna di questo tempo è ridotta a un oggetto facilmente ottenibile, invocante una libertà fittizia, l’uomo si sentirà obbligato dalle sue impotenze a esercitare il controllo sulla donna con la legge della moralità maschia che lo pervade. Il meglio che possa accadere è la gelosia più abissale e la costruzione contorta del pensiero dell’uomo per quanto riguarda la sua metà. Il peggio è la morte per omicidio.

L’uomo per altro, per colpa delle dipendenze pornografiche, non fa altro che depotenziare tutta la sua carica erotica, che non deve essere mezzo di possessione, né tantomeno un monolite fermo e centrale nella presunta tempesta di immoralità lunatica della donna. Bensì, l’uomo deve rappresentare l’androgino, l’istrione, lo scossone nelle viscere, dell’inconscio dell’interlocutore di qualunque genere e orientamento si consideri, agendo nel prurito di chiunque si voglia grattare. “L’uomo deve dare fastidio all’aria che respira”.

Per l’uomo non solo questo rappresenta un problema biologico, di stress e fatica da incanalare, ma socialmente è scarico ed è convinto che alla fellatio si arrivi con una ammiccata e un commento fintamente erotico. E non di meno bisogna ricordare l’abbandono dionisiaco nel mare dell’eros e del dimenarsi, fino possibilmente giungere al porno, qui inteso però come vero al di là del desiderio, e non rappresentazione visiva del pene che vorremmo nostro e dell’ano che vorremmo possedere.

Pronunciarsi come giudice delle colpe della donna non è appropriato in questa sede, dove si mira a far riflettere su un problema molto preciso, annoso e pericoloso per le sorti dell’Eros e dell’amore nel prossimo futuro. Nondimeno le colpe della donna non può giudicarle un uomo, poiché, non conoscendo l’altro suo pari in quanto uomo e non conoscendo sé stesso, non può di certo pretendere di alzare il dito e puntarlo verso un universo del quale né se ne conosce il nome, né l’essenza e né tanto meno la sostanza.

Solo una cosa sento sia giusta: o l’umanità la si fa tanto per fare, o la si fa in due.

Con questi presupposti l’uomo dovrebbe essere come minimo edotto a riguardo della sua condizione e accorgersi che “c’è bisogno di una certa evoluzione, sganciata dalle regole comuni”; queste ultime rappresentano la passività, la debolezza della volontà, la superficialità. Gli uomini, divenuti cacciatori dai sensi ottusi, non sono più alla ricerca della qualità dell’Eros ma dalla migliore gabbia di finto erotismo che solo alimenta i difetti di cui pocanzi.

La ormai sputtanata volontà di potenza diviene necessità di possesso, che se non si dovesse soddisfare farebbe crollare tutto il pantheon di finti valori che l’uomo contemporaneo, assuefatto dalla pornografia, venera e persegue.

Personalmente credo che tanta umanità sia un tubo digerente che collega due orifizi e che il porno capitalista sia uno dei più grossolani pasti indigesti che aggiunge un altro spesso velo di fronte alla realtà.

La donna, che come detto è un universo incomprensibile all’uomo, andrebbe considerata non più come un supporto per “siliconi”, angelo del focolare, o un Frankenstein d’incontentabilità fra il polo del ruolo materno e quello sessuale, bensì va osservata con la delicatezza e la curiosità dell’astronomo e dell’alchimista.

Costoro non potranno mai possedere il cielo e i suoi misteri; ma come sempre si desidera quello che non si può possedere mai.

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