Amore di Cenere

Amore di Cenere
Il vento sulla cima della montagna soffia forte. Ho paura che tu voli via. Tu mi dici che resterai sempre con me; mi stringi la mano, com’è forte e calda anche se qui ora fa così freddo.
C’è un vasetto affianco a me, l’ho già aperto, non mi piace.
I tuoi occhi mi piacciono, posso guardarli un altro po’? Sai, ho paura che me li scordi.
Mi ricorda quel giorno sotto al fico. Ne avevamo mangiati così tanti, ricordi? Le bici abbandonate sulla terra rossa, le cicale che cantavano a squarciagola, gli uccelli che accordavano le loro voci.
«Mi passi un fico?» che voce strana che ho.
«No sono tutti miei!» che ragazzina impertinente!
Te l’ho spalmato in faccia e poi l’ho mangiato.
Avrei fatto l’amore con te lì per lì, ma è arrivata la pioggia, e siamo scappati.
La montagna è dove ci siamo conosciuti, in queste valli così fredde. Erano casa tua, io ero abituato al mare.
La prima scalata per andare nella baita dei nonni. Era vuota, i tuoi erano giù in paese. Abbiamo fatto l’amore davanti al camino acceso, mi sentivo il dio del mondo.
Ci torniamo?
Può essere.
Quante sfide abbiamo affrontato! Siamo stati lontani durante l’università, poi una casa insieme, un lavoro e poi…
Sono andato a ballare con amici ieri sera. C’era anche una bella ragazza, aveva un bel sorriso; abbiamo solo parlato, so che ti arrabbi per questo, ma capiscimi. Non è così facile. Era davvero bella, sono tornato in macchina con il suo numero, l’ho eliminato; perché c’eri tu nella macchina con me, e mi spiavi lo sentivo, mi giudicavi, o così credo.
Ma non è colpa mia, e nemmeno tua. Odio quando nessuno ha colpa, vorrei darla a quella montagna laggiù, ma non ha un cuore, non ha niente. Niente ha più niente.
Mi chiedi anche il perché non ci sono stato con quella bella ragazza?
Mi ricordo quel giorno all’ospedale.
«Le malate non dovrebbero essere così belle!» dissi.
Tu hai solo pianto in silenzio. Avevo portato dei fiori, ma mi si sono appassiti in mano. Abbiamo mangiato il brodino insieme Era appena tiepido, come la tua pelle.
Sei uscita solo giorni dopo, e fra me e te le cose sono cambiate lo so, ma ti amo ancora.
Quella ragazza in discoteca aveva gli occhi scuri, tu hai gli occhi chiari, limpidi come il cielo, sembra quasi di vederlo attraverso quelle belle fessure. La sua pelle era scura, la tua è tanto chiara, ho paura che il sole la bruci e che di te non resti che cenere.
Avresti voluto tornare qui dopo l’ospedale vero? Ma hai preferito andartene in pace. Hai chiuso le tue finestrelle ed il cielo è scomparso. Tutto è scomparso.
Dieci anni insieme sono scomparsi, come se non fossero nemmeno mai esistiti. Io sono tornato un ragazzino solitario che cerca i fichi in campagna. Come se non ti avessi nemmeno conosciuta. A che è servito? La tua mano non mi stringe più, in mano ho solo un mucchio di cenere, affianco a me c’è un vasetto che non mi piace.
È grigio, un brutto colore, non si intona con questo cielo. Tutti mi hanno chiesto di farlo, di lasciarti andare, anche tu me lo chiedi. Sì lo farò. Ci sono i miei genitori ed i tuoi dietro di me. I tuoi nonni no, sono troppo vecchi per sopportare ancora questi dolori. Riapro il vasetto, non recitiamo una preghiera, fa troppo male.
Il vento ti porta via, nel cielo tanti piccoli granelli. Una nuvola si screzia un po’ di grigio, un refolo di vento torna indietro e mi entra nelle narici.
Ma niente ha più niente. Tutto non ha niente. Io ho solo qualcosina, qualche briciola di questo amore, incastrata nel naso. Ti respiro per l’ultima volta.
Il vasetto è vuoto, non ci sei più, ho solo una manciata di te nel pugno. Non posso lasciarla andare, la rimetto nell’urna e la porterò sempre con me.
Poi mi rendo conto che senza di te il sempre non esiste, il mai nemmeno. Nemmeno il nemmeno esiste. Ci sono solo io e la cenere, che guardiamo l’amore allontanarsi come una barca senza ormeggi. Alla deriva.
Ti lascio andare. Perché nemmeno la cenere esiste. Esiste solo l’amore alla deriva, che guarda me e la cenere allontanarci; scendiamo dalla montagna in silenzio.
Qualche uccello canta, una vera beffa, visto che nemmeno gli uccelli esistono. Esiste solo l’amore e la cenere, che guardano me che scendo la montagna. Alla deriva. Tu sei sulla cima, un giorno verrò a trovarti, quando anche io sarò cenere. Anche se nemmeno io esisto più.
Il racconto è stato pubblicato in “Lo scrigno dei raccontini” (2023)
Ti potrebbe interessare anche: permalink

