Cemento!

Cemento!
Il sole si eclissò anche quel pomeriggio al solito orario, non fosse che i suoi raggi sbiaditi e malaticci erano già stati indeboliti dal fitto drappo di nuvole che aveva scontentato centinaia di bagnanti del Lido Esmeralda. Dal mare, ingrigito come in una vecchia pellicola fotografica, emergevano centinaia di visi confusi e perplessi, la maggior parte dei quali appartenenti a persone che preferivano mantenersi cautamente vicini alla battigia, tenendo le mani sui fianchi cinti da costumi umidicci e lo sguardo all’insù, rivolto verso il cielo. Non stava accadendo nulla di stupefacente, almeno per la stragrande maggioranza dei presenti, abituati ad assistere quotidianamente allo stesso evento. Ormai guardavano in alto semplicemente incuriositi, oltre che misteriosamente affascinati al punto da non curarsi più, per quei pochi secondi, del loro cellulare. Puntualmente, alle 16:45 un aereo noleggiato dalla Green Elbani S.p.A. compiva un breve viaggio sopra le teste della clientela dell’Esmeralda, trascinandosi dietro una sorta di stendardo in polivinilcloruro a forma di foglia lanceolata, sorprendentemente enorme e colorata di un luminescente verde acido, su cui c’era scritto a caratteri cubitali color bianco sporco: «Goditi la spiaggia pulita grazie a Green Elbani» e poi a capo, leggermente più piccolo ma comunque leggibile: «Enjoy a clean beach with Green Elbani». Per pochi secondi, questo modesto spettacolo aereo catturava l’attenzione di tutti come la migliore delle pubblicità. Poi, proprio quando la capacità attentiva dello spettatore stava per riportarlo alla sua attività consueta – ovvero scorrere pigramente il dito sullo smartphone – ecco che la mastodontica foglia svelava nuovamente il sole e l’aeroplano si allontanava fino a scomparire dalla vista del pubblico.
Anche quel giorno, a dispetto del tempo nuvoloso, Elisa Borsari era andata all’Esmeralda dove da anni veniva riservato un ombrellone proprio a lei e alla sua famiglia, “per la grande amicizia che ci lega e la stima che ho per lei, dottoressa Borsari, e per suo marito, il signor Leonardi” si ostinava a ripetere Enea, il proprietario dello stabilimento, ogni ultima domenica di maggio, quando la famiglia Leonardi approfittava della prima apertura e della bassa affluenza d’inizio stagione per iniziare la propria estate. Enea doveva aver riservato un posto anche a Edoardo Elbani che, da quando aveva preso le redini dell’azienda di famiglia, aveva espanso la propria attività anche alla pulizia dei lidi, tra cui l’Esmeralda. Nonostante ciò né Elisa, né suo marito Carlo, né loro figlio Pietro avevano mai visto Elbani frequentare la spiaggia.
«Sarà impegnatissimo con il parco,» aveva osservato qualche giorno prima Carlo Leonardi, mentre riposava sulla sua sdraio a prendere il sole «per questo non lo vediamo mai da queste parti. Me lo ha detto anche Enea… che gli tiene sempre un ombrellone, se vuole venire qui al mare. Ma è venuto solo all’inizio della stagione, quando hanno iniziato con gli striscioni pubblicitari in cielo.»
«Il parco, dici?» replicò Elisa «L’inaugurazione è settimana prossima, pare che manderanno me per il servizio… Quando gliel’avete data la concessione, a loro? Era febbraio, no?»
«Sì, mi sembra di sì. Ha fatto un sacco di lavori lì, una roba impressionante. Verrà fuori una cosa davvero carina, sai? C’è anche un hotel.»
Pietro ascoltava con una faccia schifata. Si sentiva già abbastanza risentito dal fatto di essere stato trascinato per l’ennesima estate in quel lido infernale che, grazie alle giuste campagne marketing e qualche settimana di relax offerta in regalo a celebrità e influencer, aveva incrementato a dismisura la quantità di clienti. Tutta la spiaggia, situata lungo un’esigua conca tra due imponenti scogliere, era stata tappezzata di sdraio e ombrelloni separati da un reticolo di strette passerelle in legno ben levigato, disposte come fossero le strade di un castrum romano. L’affollatissimo decumano dell’Esmeralda si animava all’ora di pranzo come la Fifth Avenue a causa della lunga fila che, partendo dal bar-ristorante-edicola-tabacchi-infopoint arrivava fino all’acqua del mare in cui i turisti affamati sguazzavano in libertà come anfibi primordiali pronti al salto evolutivo del passaggio alla terraferma. Si inserì nella conversazione a gamba tesa, minacciando di turbare l’umore rilassato del padre.
«Verrà fuori una porcheria, papà. Il solito ecomostro all’italiana. Solo che nelle carte avete scritto che è green, come Green Elbani, che non a caso ha cambiato nome due anni fa, quando hanno incoronato re dell’azienda quella faccia da culo di Elbani figlio… Edoardo, no?»
«Falla finita con le tue solite prediche.» rispose seccamente Carlo, ma il figlio non lo ascoltò.
«Elbani Servizi per l’Ambiente era troppo poco conveniente, un orrendo nome da spazzini. Ora che siamo green possiamo permetterci di tutto, anche ripulire le spiagge private e farci autorizzare la costruzione di un parco a tema “natura” in un bosco. Che era già naturale di suo!»
«Ti ho detto di farla finita.» lo rimproverò, questa volta usando un tono della voce più brusco.
«Io invece ti consiglio di opporti in Consiglio quando discutete le concessioni di suolo pubblico per le opere di questi finti samaritani. Non so se siete più voi a prendere per il culo le persone che vi hanno votato, tingendo di verde ogni nuova colata di cemento che approvate, come foste i Re Mida dell’ambiente, oppure sono quelli come Elbani ad approfittarsi della vostra pigrizia e disones-»
«E basta!» si intromise la madre «Elbani paga le tasse, dà lavoro e fa opere sostenibili. Fatti dare le carte da tuo padre, siccome lo rimproveri tanto. Studiati bene quello che c’è scritto, se sai leggere senza i pregiudizi che ti mettono in testa quei tossici disgraziati…»
«Lascia stare, Eli,» la consolò Carlo, rilassando la voce, quasi volesse canzonare il figlio «non capirà. Non capirà mai che oltre ai programmi dei circoletti di sinistrorsi che frequenta, le loro assurde richieste che ogni tanto arrivano alla mia scrivania – sia in ufficio che, delle volte, a casa – esiste anche un’economia da rilanciare dopo anni di crisi che ha messo le famiglie sul lastrico.»
Pietro non rispose, ma accennò una specie di sorriso beffardo mentre tornava a mandare messaggi a qualcuno dal suo iPhone.
Il giorno dell’inaugurazione era quindi arrivato. Elisa approfittò del passaggio dell’aeroplano pubblicitario per riporre nella borsa di vimini il libro che stava leggendo –Trova il tuo ingresso: diventa una donna di successo di una certa Susanne Glitterwhirl, un libro di auto-aiuto importato in fretta e furia dalla California e tradotto grossolanamente, a giudicare dalla pessima ortografia di frasi come: “Fà del tuo meglio per concederti un’intenso momento di serenita” – e lasciare l’Esmeralda dirigendosi verso la sua automobile. “Torno a casa,” pensò “poi preparo la cena a Pietro… Non credo che voglia andare con Carlo all’inaugurazione… Ora mando un messaggio sul gruppo…” e nel giro di qualche secondo inviò effettivamente un messaggio sul gruppo Whatsapp della famiglia, ma il cellulare cinguettò poco dopo e lei lesse dalla notifica la risposta lapidaria di suo figlio: “Non ceno a casa stasera”.
Poche ore più tardi, in uno degli studi televisivi di TeleSole, addobbati di schermi e monitor che nascondevano allo spettatore l’imbroglio di cavi spessi come braccia su cui era facile inciampare e cosa meno facile rialzarsi, un’inespressiva giornalista dai voluminosi capelli biondi e una quantità notevole di trucco in viso attendeva che si concludesse il servizio appena mandato in onda riguardo una forte siccità che aveva colpito una regione lontana. Finito il servizio, le toccò annunciare con immutata inespressività quello successivo: «Ci spostiamo ora a pochi chilometri dal nostro studio, dove si sta tenendo l’inaugurazione del BioResort Elbani, un parco sostenibile dove sarà possibile trascorrere il proprio tempo in connessione con la natura. Il servizio in diretta è di Elisa Borsari.».
«Sì, ecco, siamo in diretta…» esordì Elisa, piuttosto impacciata, quando la spia della telecamera davanti a sé si illuminò di rosso, a indicare che iniziava la diretta «è un’inaugurazione molto partecipata, come testimoniano le personalità della politica e dello spettacolo qui presenti. Pochi minuti fa ci è arrivata la notizia di alcune proteste sullo svincolo realizzato proprio in occasione di quest’inaugurazione per collegare il BioResort con la rete autostradale… Decine di manifestanti hanno provato a bloccare l’accesso al parco occupando la strada e pare che le forze dell’ordine siano arrivate poco fa sul posto. Adesso sono qui con Edoardo Elbani, l’amministratore della Green Elbani che ha portato a termine questo progetto. Volevo chiederle di spiegare in breve ai telespettatori le opportunità del parco.»
Edoardo Elbani, in un elegante completo blu scuro, stringendosi bene la cravatta verde al collo, replicò:
«Grazie per la domanda… Guardi, prima dei lavori questo angolo di bosco era totalmente abbandonato a sé stesso, c’era tanta incuria. Noi vogliamo restituire questa terra al pubblico regalando un’esperienza piacevole per tutti coloro che decidano di spendere una giornata, o volendo anche più, in totale armonia con l’ambiente. Mi dispiace che l’invidia di alcune persone nei confronti di questo progetto abbia causato disagi non solo a noi, ma anche ai nostri poveri concittadini intrappolati nel traffico da un manipolo di incivili. Non dovrebbero esserci sconti per questa gentaglia! Spero almeno che il maltempo… vede, sta già iniziando a piovere… li faccia desistere e li disperda almeno per questa sera.»
«La ringraziamo per la risposta e invitiamo tutte le persone che ci seguono a visitare di persona questo piccolo paradiso nel bosco. Linea allo studio.»
La spia della telecamera si spense ed Elisa tirò un sospiro di sollievo. Ringraziò Elbani per la disponibilità, poi controllò il cellulare e sgranò gli occhi. Telefonò immediatamente a suo marito Carlo.
«In che senso hanno fermato Pietro alla manifestazione?»
Carlo era alla guida della sua BMW blu notte. Stava correndo sull’autostrada tenendo il volante con una mano e il cellulare con l’altra.
«Sì, stava lì seduto per strada a bloccare il traffico con gli amici suoi, me lo ha detto il comandante… Con un cartello del cazzo, ‘Ridateci il bosco’, roba da ridere. Sì, adesso sta con me. Mi ha chiamato il comandante in persona! Mi dice: ‘Veda che suo figlio è qui alla manifestazione, lo abbiamo fermato, se lo venga a riprendere’. Fortuna che ero già arrivato lì da Elbani, l’ho preso al volo… No, tutto bene, tutto bene, lo sa anche Pietro che quel cattivone disonesto di suo padre alla fine riesce a tirarlo fuori dai guai, quando serve… Lo riporto a casa, che devo fare? Non vuole mica stare con noi lì al parco, sennò che penseranno di lui i suoi amici comunisti? Hahahaha. No, figurati, non succede nulla. Com’è il tempo? Vedo che inizia a piovigginare. Passo a riprenderti, non fermiamoci lì, che queste nuvole sanno proprio di tempesta. Vuoi parlare con Pietro? Ah, no? Va bene. Va bene, a più tardi. Ciao.»
Chiuse la telefonata con un sorriso radioso in faccia. Si voltò verso il sedile del passeggero, dove Pietro, con espressione corrucciata, scorreva decine di immagini su Instagram.
«La mamma è incazzata nera con te.»
Pietro non rispose. Carlo fece una grossa risata.
«Ma non fa nulla, Piè, stammi a sentire. Domani mattina a colazione ne parliamo meglio, che dici? Fate pace e poi andiamo all’Esmeralda a farci un bagno, tempo permettendo… Ehi, non fare quella faccia, Io non sono arrabbiato con te. Abbiamo idee diverse, ovviamente. Ma sei innanzitutto mio figlio, credi che me ne freghi qualcosa se sei di sinistra o sei di destra? E poi, come ben sai, tollero chi ha idee diverse dalle mie. Non come i tuoi beniamini, da Lenin a Stalin a Mao… E compagnia bella. Sai quanti morti ha fatto il comunismo? Oh, non farmeli proprio contare. E tu che voteresti… Voteresti la morte, figlio mio. Ma non fa nulla. Sono liberale, lo sai. Rispetto le tue idee, ma non le condivido. Soprattutto da padre, non riesco a condividerle. Ma sono liberale, capito?»
Si può dire, in un certo senso, che Carlo fosse entusiasta di trovarsi in situazioni come quella. Messe da parte le divergenze politiche, che tollerava in casa sua soprattutto per poter esercitare le sue capacità retoriche, poteva concludere il suo piccolo comizio con una sorta di paternale che aveva forse più a che fare con la sua fede ideologica che con il suo dovere educativo. D’altra parte, Pietro non si trovava mai nella posizione giusta per controbattere. “Resta sempre mio padre,” scrisse più tardi quella sera sull’applicazione delle note dell’iPhone, mentre un violento temporale si abbatteva sulla città “io lo posso affrontare solo politicamente, ma in poco tempo lui riesce a farne una questione emotiva. Non è solo un avversario politico. È mio padre. Non è semplice contestare, quando stai contestando tuo padre. Non siamo più nel Sessantotto.”
La mattina successiva, quindi, si rassegnò all’idea di doversi giustificare con i suoi genitori, almeno con sua madre, che doveva sentirsi abbastanza ferita dal suo comportamento. Ma quando entrò in cucina, incontrò solo suo padre.
«Ehi, dov’è la mamma?» chiese.
«È andata al BioResort. O almeno… A quello che ne è rimasto.»
Prima ancora che Pietro potesse chiedergli spiegazioni, partì in televisione la sigla del Tg Sole. Solo in quel momento, facendoci attenzione, Pietro poté accorgersi che sotto il logo della televisione, un sole arancio seguito dalla scritta “Telesole” era comparsa la scritta “Green Elbani S.P.A.”. La stessa giornalista bionda del servizio della sera prima, con la stessa aria inespressiva e lo stesso trucco pesante, annunciò: «Nottata da incubo al BioResort Elbani, colpito dalla violenta esondazione del fiume. L’hotel è stato evacuato poche ore prima che l’acqua raggiungesse la struttura inaugurata proprio nella serata di ieri. Siamo in collegamento con Elisa Borsari…»
Quando apparve sua madre, Pietro sgranò gli occhi. Vide alle spalle della madre cumuli di fango e liquami grigiastri, mentre decine di persone provavano a sgomberare i viali del parco dalla sporcizia che l’acqua del fiume aveva abbandonato lì nella sua furia cieca. Anche in quel servizio, accanto a Elisa c’era Edoardo Elbani, con un’espressione che suggeriva più collera che dispiacere.
«La situazione è disastrosa per il BioResort. Questa notte la violenta alluvione e l’esondazione del fiume a pochi chilometri da qui hanno danneggiato enormemente la struttura. Un grande peccato per questo ambizioso progetto, che dovrà fermarsi per qualche settimana, dico bene, signor Elbani?»
Quando Elisa avvicinò il microfono alle labbra di Elbani, questo sembrava essere sul punto di gridare e di inveire contro qualcuno o qualcosa, ma riuscì a mantenere il contegno dicendo:
«Purtroppo in queste situazioni c’è poco che si può fare, se non ricordarci che il cambiamento climatico è la crisi del secolo e dobbiamo tutti impegnarci per…»
«Oh, ci risiamo con la menata del cambiamento climatico. Ma non si accorge che è lui responsabil…»
«Taci, Pietro, per piacere. Taci. Sentiamo che ha da dire.»
«Sì, indubbiamente il cambiamento climatico e i suoi effetti nefasti per l’ambiente producono danni molto gravi come quelli di questa notte.» commentò Elisa, riferendosi alle parole di Elbani che né Carlo, né Pietro finirono di sentire.
«Da parte mia e dell’azienda resta l’impegno a promuovere iniziative e realizzare opere sostenibili per offrire modelli di sviluppo alternativi. Solo così facendo…»
«L’alternativa al cemento è altro cemento? Non capisco.»
«Pietro, cazzo! Ti ho detto di stare zitto, porca puttana. Fammi sentire cos’ha da dire.»
«Quest’alluvione ha causato danni per decine di migliaia di euro. Per fortuna, tutti gli ospiti presenti nella struttura sono stati fatti evacuare tempestivamente e nessuno si è fatto male, ma molti dei loro effetti personali sono stati distrutti. Sarà difficile ripartire, ma vi prometto che riapriremo questo parco con più determinazione e voglia di fare di prima.»
“Ma speriamo di no.” pensò Pietro, mentre versava del caffè in una tazzina.
La diretta terminò e sullo schermo riapparve la giornalista bionda, che disse: «”La Regione si mobiliterà per sostenere gli imprenditori e le attività economiche colpite dall’alluvione. #cambiamentoclimatico” questo il post pubblicato pochi minuti fa su X dal consigliere regionale Carlo Leonardi…»
Pietro guardò suo padre. Aveva ascoltato con aria compiaciuta la lettura del suo tweet da parte della giornalista di TeleSole. Era riuscito a ritagliarsi un poco di spazio televisivo direttamente da casa, pubblicando un hashtag dal suo cellulare. Ricevette una chiamata dopo qualche minuto.
«Pronto, Enea?» disse, avvicinando il cellulare all’orecchio.
«La pioggia ha fatto tanto danno anche qui al lido… Senta, mi fa sapere se verranno stanziati dei fondi per le riparazioni?»
Il Lido Esmeralda quella mattina non aprì. Questo non impedì ai soliti turisti spagnoli, tedeschi, soprattutto americani ma anche a qualche curioso cinese di recarsi sul posto, ignari della chiusura improvvisa, per dare uno sguardo ai lavori di pulizia della spiaggia e alle riparazioni, commissionate, com’è ovvio, alla Green Elbani. Alcuni, vista la spiaggia chiusa, rientrarono in macchina e andarono via. Il maltempo sembrava passato, forse avrebbero avuto più fortuna altrove. Tra quelli che restarono, in pochi si offrirono di aiutare. Qualcuno protestò di non essere stato avvisato della chiusura e provò a chiedere un rimborso, ma non ottenne molto più di un sonoro vaffanculo da Enea. Tutti i presenti, comunque, furono colti da grande stupore quando sentirono un boato, come se la tempesta fosse di nuovo vicina. Alzarono i loro sguardi. Era il rombo di un aereo pubblicitario, che stava compiendo la consueta tratta per la volta celeste, ma reggendo questa volta un semplice striscione bianco, fresco di stampa, su cui si leggeva a caratteri neri: «Stop Inquinamento. La nostra terra piange.» e poi a capo, leggermente più piccolo ma comunque leggibile: «Stop Polluting. Our land is in despair.». In fondo allo striscione, a chiusura di quell’enciclica ambientalista, c’era il logo della Green Elbani.
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